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Analisi del Professor Vittorio Sgarbi.

Quadri di persone e di natura, con gli uni a limitare al massimo la contaminazione degli altri, e viceversa, quasi che si tratti di due campi radicalmente distinti.
Così si potrebbe suddividere la produzione pittorica di Patrizia Croce, facendo eccezione, probabilmente, per un solo tipo di soggetto, quello etnografico, con le persone che stabiliscono finalmente un rapporto organico con la natura quanto più si allontanano dal progresso moderno, e ancora di più dal mondo occidentale, come a paventare un distacco cruciale dal quale non siamo in grado di redimerci.

Vittorio Sgarbi

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“Croce senza croce”.

dedica a Patrizia Croce in occasione della 2.Biennale Internazionale di Palermo.

Vittorio Sgarbi

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Un realismo che regala emozioni uniche.

Le opere di Patrizia Croce sono lo specchio di un'umanità varia e incantevole.
I suoi magnifici ritratti mostrano l'esistenza di diverse culture e l'artista, attenta osservatrice, si accosta con delicatezza al genere umano attraverso quadri che sembrano quasi fotografie, cogliendo particolari espressioni del volto e degli sguardi delle persone raffigurate, capaci di racchiudere una storia formata da un patrimonio di conoscenze e di bellezze.
Il tratto del disegno e l'accostamento dei colori creano un'arte figurativa, nel suo realismo, capace di regalare emozioni uniche.

Salvo Nugnes

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Patrizia Croce dipinge con la classe di chi ha fatto della sua arte un'espressione di sublimi sentimenti.

L'arte di Patrizia Croce è prevalentemente improntata alla grande capacità descrittiva. Ci offre immagini di elevato impatto visivo, che richiamano uno stile espressivo derivante dalla tradizione classica ispirata al genere figurativo di ritratto e di paesaggio, rivisitata secondo un'originale e personalizzata revisione scenica narrativa, che conferisce alle opere un carattere identificativo proprio, mai ripetitivo né standardizzato su schemi fissi e rigidi. L'artista è ispirata da un innato senso poetico, tendenzialmente sentimentale, che rende le rappresentazioni avvolte dal pathos emozionale e scolpite nel tempo di un virtuale e immaginario viaggio della memoria passata, dei ricordi del trascorso e del vissuto esistenziale. La Croce, sensibile agli scenari più empaticamente suggestivi, li coglie come attenta e partecipe osservatrice delle loro evoluzioni, a cui sa dare il giusto risalto mediante l'utilizzo di una gamma cromatica appropriata e dagli spettacolari effetti di coreografie sceniche. Altra particolarità dei quadri individuabile, è l'intensa e permeante profondità delle immagini, ottenute grazie a un affinato senso prospettico, che immerge gli scenari in una proiezione compenetrante e coinvolgente, rendendo partecipe lo spettatore in modo attivo e diretto. Le atmosfere paesaggistiche sanno trasmettere al fruitore una vibrazione interiore, alimentata da un senso di riflessione introspettiva dinanzi alle composizioni, che attraggono e colpiscono fin dal primo sguardo per la raffinata eleganza d'impostazione. La Croce dipinge con la classe di chi ha fatto della sua arte un'espressione di sublimi sentimenti.

Il percorso evolutivo dell'arte, in senso generale, ieri come oggi, ha avuto sempre un iter lungo, laborioso e articolato. Nel multiforme e variegato comparto dell'arte visiva l'arte figurativa l'ha sempre, per così dire, "fatta da padrona" perché viene innanzitutto concepita come una delle prime manifestazioni della coscienza umana e, quindi, soprattutto come un'autentica rappresentazione della realtà consolidata nel tempo, in cui l'artista vive e la considera sua partecipe. In sostanza, l'uomo nel suo sviluppo evolutivo ha testimoniato in forma di "disegno visivo" il suo pensiero, il suo universo linguistico, storico e sociale. Il pittore figurativo chiede alla realtà la sua espressione, come dire, che un albero sarà sempre un albero, ma dipinto e raffigurato da cento pittori si avranno cento alberi, di cui uno diverso dall'altro in base allo speciale imprinting dell'autore nella realizzazione. Per spiegare questo fenomeno figurativo lo storico tedesco Ernst Cassirer ha prospettato delle soluzioni storiche e filologiche, tratte dallo scritto "Saggi dell'uomo" spiegando: "A partire dal paleolitico, l'uomo ha avuto la capacità di comunicare con il suo prossimo nel modo biologicamente più appropriato all'homo sapiens ed anzi tale da costruire la caratteristica più saliente ed esclusiva di questo primate". Inoltre, risultano interessanti le riflessioni di Pablo Picasso che diceva: "Nel rimirare le figure delle caverne dico, che queste devono essere considerate opere d'arte perfette, cioè modelli di assoluta autenticità dell'espressione artistica" e aggiungeva: "Paradossalmente, dipingere è il mestiere di un cieco. Egli non dipinge ciò che vede, ma ciò che pensa, cioè dice a se stesso su ciò che ha visto".

E proprio allineandosi a queste considerazioni si può inquadrare e analizzare la pittura figurativa della Croce, che passa e attraversa una serie di esperienze rievocative, sempre mantenendosi aderente ai contenuti della realtà. Si rivela nel suo fare arte un notevole rigore espressivo e un'azione progettata e compiuta con appassionato impegno, che si trasforma gradualmente in un linguaggio comunicativo di incisiva ed efficace originalità. Nelle creazioni emergono una consolidata sapienza prospettica, una maturità acquisita nel disegno e nel tratto segnico, un impeccabile equilibrio spaziale. Tali elementi esaltano e impreziosiscono l'opera nella sua finitezza, non soltanto a livello di bellezza formale, ma anche e soprattutto in quanto lasciano trapelare un soffuso e suadente lirismo, inteso come "lirica espressione della realtà". La Croce ritiene, che il complesso dei sentimenti relativo alla tradizione perpetrata e tramandata, alle idee, alla cultura degli uomini, si ripercuote fortemente sul gusto figurativo e se ne rende convinta portavoce di valore tramite la sua arte. La peculiare interpretazione pittorica va ben oltre la rappresentazione del vero in termini emulativi e copiativi e il soggetto e l'immagine protagonista diventa un "pretesto di colore e disegno" per dare vita ad un ricco e variegato gioco cromatico e figurativo. La modulazione del segno e la sfaccettata stesura del colore sono prerogative, che diventano estremamente personalizzate e ne decretano l'unicità del prodotto realizzato e l'inconfondibile cifra stilistica.

             Elena Gollini

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L'artista che disegna con il colore

Capolavori del migliore realismo sono le opere di Patrizia Croce, specchio di una umanità variegata, che ritorna, come in una fotografia, a imporre il suo diritto all'esistenza.
Narra di diverse etnie l'artista, ma di volta in volta lo fa con la stessa intensità e lo stesso sguardo da sensibile reporter.
Figlia insigne del realismo italiano, artista di forte tempra, interpreta, con verve critica e analitica, ma al contempo umana, i personaggi di luoghi lontani e affascinanti.
Patrizia Croce fa quindi della tela uno specchio della società umana e dei suoi caratteri e ciò che colpisce è quel senso di verità, l'esattezza delle espressioni, il rigore tecnico nell'applicare i colori e trattare la luce. Una luce sempre viva, lucente, che affronta, in un'indagine fìsiognomica, il soggetto.
Narrazioni del reale poste in una imbastitura che travalica il dato quotidiano in favore di una visione fatta di luce e colore, un tracciato umano che deduce i caratteri psicologici e morali di ogni suo protagonista, dall'analisi critica del suo aspetto, dalle espressioni, dai lineamenti.
Croce disegna con il colore.
La sua è una bella pittura pastosa, data dall'esaltazione cromatica in gabbie di contorni, una pittura di tradizione ma innovativa.
Vi è infatti un accostamento all'oggetto, a quella realtà osservata e così distante da noi, di immenso rispetto e reso con estrema dignità.
Il realismo dell'Artista Croce si concentra sul volto, ed esso, per la forza del colore e la nota sociale delineata, risulta ben lontano dalla idealizzazione poetica.
Nei ritratti infatti riesce a cogliere i più sottili lineamenti, le caratteristiche rughe d'espressione di ogni volto, ma anche la personalità, l'anima dei personaggi che traspaiono dalle posa ed espressioni.
Egli studia il soggetto cercando di trasmetterne le caratteristiche oggettive. Il suo realismo appare dunque, vero più che mai, vivo e descrittivo nella sua nudezza e crudità. Ma è un realismo lontano da quello dei dati tecnici che ci dà la fotografia, la sua è fedeltà al vero che diviene ricerca, introspezione.
L'artista non si limita alla resa fotografica, ma interpreta il tutto in chiave intimista, secondo i dettami di un realismo d'impostazione moderna, in favore di un figurativo che comunica in maniera limpida e spontanea ciò che di più profondo la pittura ha da dire.
Il miracolo del realismo, è proprio quest'esito di realtà e conoscenza storica.
La storia dell'umanità ritrova in Croce un documento emozionante e prezioso e le sue opere parlano come un diario di grande dolcezza e umanità.

             Caterina Randazzo

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Artista del realismo emotivo

Toccante e profondamente virtuosa, la sua Opera cattura esteticamente l'umanità nella sua vera forma.
Come artista funge da intermediario empatico tra il soggetto che ritrae e lo spettatore.
Più che semplicemente replicare i suoi soggetti Patrizia cerca di capirli. Cerca di catturarne l'essenza, infondendo loro la propria voce.
E i suoi personaggi comunicano con lo spettatore che vede attraverso i suoi occhi.
Così lo sguardo trascende il piano del quadro e permea in profondità nella psiche del soggetto. Ci muove in raffigurazioni, conquistati da mani potentemente espressive, volti pensosi, e la carne che appare calda al tatto.
I ritratti di Patrizia Croce pulsano con la vita dei suoi modelli.
I flussi di coscienza di esperienze passate, sentimento e introspezione.
Questo è ciò che significa la realtà di Patrizia, preservare il realismo in una emozione sfumata e nell’espressione che emana dalla gente di popoli lontani che lei dipinge.
La sua padronanza tecnica della pittura ad olio gli permette di rappresentare fluentemente ciò che vede… ma più ciò che sente.
Strati trasparenti di pittura ad olio sono costruiti, formando un reticolo intricato di volti, di capelli e di legami di sangue come quello di una madre a suo figlio, di un fratello e di una sorella, di amicizie felici e luminose. E questa luce entra e si riflette indietro, infondendo nello spettatore un caldo bagliore.
Un pannello dolcemente indossato con sobrietà, i giochi di luce sul sottile velo sulla sabbia, o la delicata espressione di un bambino. Patrizia cattura questi modelli di vita meglio di chiunque altro.
Possiamo anche percepire il movimento e la vita sotto le pieghe ondulate dei vestiti.
Il suo stile lo definirei "realismo emotivo".
L’Artista lascia spesso i volti delle sue figure serie o assorte, non solo consegnare l’introspezione alla fantasia dello spettatore, ma anche per consentire di esprimerne la propria emozione senza contaminazioni e di essere affascinati dalla luce che filtra attraverso le cose, inondando le sue Opere intere dai morbidi colori di terre di magici mondi d’Oriente.

             Maria Grazia Todaro

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Il verismo introspettivo di Patrizia Croce

E’ un verismo nato dall’introspezione quello che impronta le opere di Patrizia Croce, caratterizzate da una forte componente emozionale che coinvolge il fruitore catturando la sua attenzione.
Utilizzando sapientemente la pittura ad olio, l’artista riesce a dare vita a volti e corpi, ma anche a paesaggi ed oggetti, concentrandosi soprattutto sulla resa della luce che mette in risalto dettagli e particolari.
Nei ritratti la pittrice è in grado di rivelare con naturalezza gli stati d’animo dei personaggi raffigurati, siano reali o immaginati nella sua mente. Le maternità ci mostrano la tenerezza ma anche la fierezza di donne molto distanti tra loro per provenienza geografica e stato sociale. In Swami, del 2009-2010, il profilo di una donna africana, ornata delle tradizioni del suo popolo, guarda lontano, mentre stringe tra le braccia il suo bambino. Entrambi sono avvolti da un manto purpureo panneggiato ed annodato sul davanti, che nasconde parzialmente il volto del bambino, strettamente ancorato al corpo della mamma. E’ un’immagine che rapisce il nostro sguardo, che si sposta continuamente dal volto della donna al rosso del manto, dagli ornamenti al bambino. Questo è possibile perché l’artista è riuscita a creare molteplici punti focali grazie alla resa coloristica e soprattutto all’incidenza della luce sui volti e sulla stoffa, che, pur soffermandosi sul particolare, lascia al nostro sguardo e alla nostra mente la libertà di muoversi all’interno della composizione. Nel freddo dell’Alaska è ambientata l’omonima opera del 2012, che raffigura anch’essa una maternità. Anche qui il volto della donna è rivolto verso un non precisato orizzonte mentre il bambino ci guarda intensamente con i suoi occhi penetranti. Entrambi sono avvolti in pellicce per difendersi dai rigori del clima, che l’artista ha raffigurato con estrema attenzione. Anche in questo caso la luce dà risalto ai volti, modellandone le superfici. In entrambe le opere lo sfondo è appena accennato, evanescente, reso con colori dai toni neutri. Amore e tenerezza è invece un disegno a matita che ci mostra un’immagine universale di una mamma che guarda con amore il proprio neonato. Interessante è però il taglio fotografico scelto dall’artista, che mostra solo il profilo della donna mentre guarda il bambino appoggiato sulla sua spalla.
La passionalità è invece raffigurata in Donna che sogna, del 2006, in cui viene messo in risalto il corpo statuario in primo piano, mentre i tratti del volto, rovesciato all’indietro, sono appena accennati. Pieno di passione è anche il volto di Camélie e il fiore, del 2007. Nell’opera l’artista ha unito la raffinatezza del bianco e nero del viso alla vivace cromaticità del rosso del fiore, bilanciando sapientemente la composizione. Come in altri lavori, l’immagine si espande fino a contenere la cornice. Come anche in Verso la luce, del 2006, che ritrae un nudo femminile in penombra, con il volto e il seno impreziositi da una calda luce radente. Virtuosismi della luce sul bianco e nero improntano anche Limbo, sempre del 2006, dove ad essere protagonista questa volta è uno scultoreo corpo maschile. L’uomo è piegato su sé stesso, sospeso nel tempo e nello spazio, nulla sappiamo di lui, non abbiamo nessun riferimento per capire la provenienza del dolore che affiora dal suo splendido corpo nudo, dai muscoli contratti, investiti dalla luce. Il titolo ci fa pensare ad una pesante decisione da prendere o ad una scelta dolorosa. Così come in Jasmine, del 2007; stavolta la protagonista è di nuovo una donna, raffigurata di spalle, chiusa in sé stessa e nei suoi segreti. La schiena curva anche in questo caso ci fa pensare a qualcosa di doloroso, mentre ci soffermiamo ad ammirare i riflessi di luce sui suoi neri capelli raccolti in una lunga treccia e sulla colorata stoffa che avvolge in parte la figura.
La pennellata vaporosa di Patrizia Croce si apprezza soprattutto nei paesaggi, ma anche in alcuni ritratti come Nel cuore dell’Africa, del 2007, in cui i volti dei due personaggi raffigurati, due fratelli di diversa età, un bambino e un adolescente, entrambi dalla pelle scura, emergono dallo sfondo grazie ad un chiaroscuro compendiario che dà risalto ai volumi. Il più grande sembra rivolgersi allo spettatore interrogandolo con i suoi occhi luminosi, investiti dal riflesso del caldo sole africano.
Lo studio delle espressioni e degli stati d’animo rivestono un ruolo fondamentale nelle opere dell’artista, che riesce a cogliere la psicologia del personaggio ritratto e a trasmettercela con molta naturalezza. Le donne di Due volti, del 2008, e la scintillante ballerina di Passo di danza in blu, del 2006, concentrata in sé stessa durante gli istanti che precedono l’entrata in scena, sono due esempi calzanti in questo senso. Il volto della donna cupamente abbigliata, con un pesante chador nero e una tunica grigia, raffigurata in Sahar, del 2013, ha invece un’espressione colma di malinconia e preoccupazione. Gli occhi lucidi e la mano con cui si sostiene la tesa ci parlano della sua triste condizione esistenziale, dettata sicuramente da condizionamenti imposti da altri. E’ seduta, appoggiata contro una incannucciata raffigurata dettagliatamente dall’artista. In realtà non sappiamo se si tratta di un interno o, più probabilmente di un esterno per la presenza dei riflessi di luce, ma in entrambi i casi la sensazione che ci raggiunge è di inquietudine e mancanza di libertà. Anche in questa opera la luce accarezza l’incarnato modellando i volumi del viso e impreziosendo i tessuti dell’abbigliamento e lo sfondo vegetale.
La stessa cura e attenzione al dettaglio presente nei ritratti dei suoi personaggi, Patrizia Croce la riserva agli oggetti raffigurati nelle nature morte, come in Blue little flowers, del 2010, delicata composizione di fiori e oggetti legati alla quotidianità, stilisticamente molto elegante e raffinata.
Grande importanza nella sua produzione artistica rivestono i paesaggi, memori della grande tradizione italiana ed europea, ma arricchiti da una sensibilità che li trasforma in paesaggi dell’anima. L’artista è inoltre molto attenta alle trasformazioni della natura nel corso delle stagioni. Ecco quindi che in Brina d’inverno, del 2006, ci presenta un evanescente paesaggio lacustre, incorniciato da due alberi che fungono quasi da quinta teatrale, che ci trasmette la sensazione di freddo delle mattine d’inverno, quando l’erba dei prati è ancora avvolta dal gelo della notte. Rigogliosa e cromaticamente delicata è la natura in Sorgente di primavera, del 2007, una rinascita che ci porta quasi a percepire il profumo dei fiori bianchi e rosa della composizione e a volerci immergere nelle acque cristalline in cui si specchiano. Profumo d’erba d’estate, e Carezza del cielo, entrambi del 2007, ci invitano invece a sdraiarci sul prato di papaveri sotto un caldo sole che investe tutto con il suo bagliore. E’ una immagine poetica che rallegra lo spirito quella raffigurata in Fiori di cotone, del medesimo anno, in cui i delicati fiori si specchiano in un limpido lago di montagna, mentre di nuovo la resa dell’atmosfera è protagonista in Mattino di luce, un invito dell’artista a percorrere un sentiero che si inoltra nel verde della vegetazione. I metallici riflessi cangianti di Vela, del 2009, ci accompagnano invece in un giro in barca sul Lago di Lugano.
In Oceano, del 2007 e Ponti sospesi, del 2008, la luce investe prepotentemente tutto, avvicinando i lavori di Patrizia Croce a quelli dell’artista dell’Ottocento inglese William Turner, conosciuto anche con il soprannome di “pittore della luce”.
In altre opere, all’interno del paesaggio naturale, sono inserite costruzioni realizzate dall’uomo, come castelli, case di campagna o ponti, ma mai la figura umana, quasi a voler separare la sua produzione ritrattistica da quella paesaggista.
Sebbene la tecnica principale usata da Patrizia Croce sia l’olio su tela, ultimamente, nel 2012, l’artista ha realizzato anche opere a tecnica mista, che segnano un ulteriore arricchimento nel suo percorso stilistico, anche perché sono orientate verso l’astratto. Così sono nate Eolo, scintillante di luce, Meduse, materica e avvolgente, Fiore di metallo, sfuggente e misterioso, Ramo, spirale di colore imbevuta di riflessi dorati, e la più criptica Immagine nascosta.
Non sappiamo se Patrizia Croce, in futuro, continuerà su questa nuova strada verso l’astrattismo o tornerà definitivamente al figurativo, o se sceglierà di esprimersi con entrambi, ma certo è che l’artista che continua a sperimentare, mettendo continuamente in gioco le sue possibilità, pur rimanendo fedele alla propria cifra stilistica, è colui che continuerà a creare all’infinito, arricchendo sempre più la sua produzione.

             Cinzia Folcarelli

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Opere dalla folgorante tonalità espressiva

Intensità di colori e di espressione si ritrovano nei volti raffigurati da Patrizia Croce, principalmente femminili, colte nei loro momenti di serenità in un ambiente naturale ed etnico.
Le forme espressive sono ben accennate attraverso la bravura pittorica, l’armonia nella stesura dei colori, nei drappeggi dei tessuti e nelle riproduzioni dei volti.
Si notano inoltre l’eleganza delle forme che si ritrova anche nei corpi di figure maschili, perfette nelle parti anatomiche.
Le opere sono ricoperte di folgorante tonalità espressiva.

             Enrica Pasqua

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Critica degli allievi del professor Luca Mengoni

Un gruppo di allievi del corso di arti visive del Liceo Cantonale di Locarno, accompagnati dal docente della materia, prof. Luca Mengoni e dal vice direttore del Liceo, prof. Vittore Nason, ha compiuto un'esercitazione delle opere in mostra durante l'esposizione collettiva 2007 svoltasi a Villa Igea a Locarno. Gli allievi sono stati invitati a indicare quale opera aveva la loro preferenza e a redigere un breve testo illustrando i motivi della loro scelta. Ogni allievo ha letto il proprio giudizio di fronte all'opera prescelta.
Alcuni estratti:

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"Patrizia Croce è l’artista che più mi ha colpito, in questi pochi minuti, in cui ho cercato non tanto di osservare la tecnica con cui dipinge, ma piuttosto di capire quali emozioni hanno suscitato in me le sue opere, il realismo delle immagini soprattutto."

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"La pittrice è riuscita a fare in modo di catturare l’attenzione dell’osservatore con gli sguardi dei soggetti, che hanno un’espressione e una profondità quasi reale. Si ha l’impressione che anche i soggetti del dipinto possano guardare e non solo essere guardati. Un ulteriore particolare che rafforza l’importanza del soggetto sono gli sfondi, molto meno dettagliati, quasi sfumati."

            

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